La Storia

Cronoscalata della Castellana "1966-2006 quarant'anni di storia" di Roberto Pace

La storia della Cronoscalata della Castellana inizia negli anni sessanta, periodo di grande splendore per questo genere di competizioni, dovuto alla scarsità di autodromi permanenti dove gareggiare e al relativo impegno economico richiesto.
L’idea di una cronoscalata nasce nella sezione orvietana dell’A.N.A.I. (Associazione Nazionale Autieri d’Italia) ed è subito fatta propria dall’Automobile Club di Terni, attraverso la delegazione di Orvieto, di cui è Presidente il dr. Nino Lazzaro Lamoni. La scelta del percorso cade sulla S.S. 79 bis Orvietana, dalla quale si raggiunge Todi dopo aver "remato" contro 365 curve. Il tappetino d’asfalto non esiste, mancano le livellatrici ed il catrame spruzzato con le pompe fa da legante agli inerti di basalto. Non ci sono neanche le gomme slick, che arriveranno anni dopo, in compenso fanno bella mostra di sè una Ferrari ed i meccanici in tuta rossa, con la possibilità, per gli orvietani, di vedere per la prima volta da vicino una rossa di Maranello.
Il 30 ottobre 1966 a disegnare le prime traiettorie sui 7.600 metri che da S.Giorgio portano a Colonnetta di Prodo è un signore lombardo con nobili radici: Edoardo Lualdi Gabardi che iscriverà per tre volte (’66-’68-’71) il proprio nome nell’albo d’oro. Fin dalle prove, si segnala un futuro, grande pilota dell’automobilismo italiano: si chiama Ignazio Giunti ed è alla guida di una stagionata Alfa Romeo TZ1, presa in prestito da un amico, che piazzerà al terzo posto assoluto, davanti a macchine ben più potenti. Qualche anno dopo, Giunti, pilota Ferrari di F.1, morirà per uno stupido incidente di gara innescato, purtroppo, dalla sua voglia innata di non mollare. Tra Lualdi e Giunti si ritrova Massimo Natili, viterbese dalla carriera fulgida e dalla grande versatilità, dimostrata coi successi ottenuti sia su strada che su pista, dove ha già assaporato il gusto di guidare una F 1.
La completezza del percorso conquista i piloti, importanti casse di risonanza in tutto lo stivale.
Nel 1968 l’inviato di Autosprint, Carlo Burlando, definisce, così, il tracciato: " Pittoresco, gioiello di grazia naturale che non è una salita per camosci ma un divertimento per scoiattoli dove la guida la fa da padrona". La zona partenza e quella prospiciente l’arrivo sono pane per chi non ha timori, la parte centrale esalta coloro che alle doti velocistiche assommano precisione e perizia di guida.
Cambiano gli interpreti, il fascino resta immutato. "Noris", Botalla, "Gianfranco", Scola, Ciuti, Giliberti, Varese, Moreschi, Nesti, si alternano sul gradino più alto nelle varie edizioni degli anni ’70.
Dell’organizzazione si occupa, da quel periodo, un’associazione appositamente costituita, "l’Associazione La Castellana", operante ancora oggi. Il presidente è Rodolfo Coscioni, affermato protagonista, in campo nazionale, delle gare di regolarità. Corre per i colori di una scuderia famosa, la "Jolly Club" di Milano e le macchine con cui partecipa alle gare, sempre in bella mostra davanti al negozio in corso Cavour, sono oggetto delle quotidiane attenzioni degli appassionati. Che sono già tanti e continuano ad aumentare, come cresce il numero degli spettatori che arriva a toccare le 15.000 presenze. Caldissima, anche l’atmosfera che si crea nel periodo che precede le varie edizioni. Si comincia un mese prima con l’avvistamento, più o meno reale, di piloti in prova sul percorso. Non c’è il telefono cellulare, ma il passa parola si dimostra oltremodo efficace: le tribune naturali, prospicienti il tracciato, registrano, ogni sera, il tutto esaurito.
A qualcuno, il ruolo di semplice spettatore non basta, grande è la tentazione di diventare protagonista. Si scatena lo spirito d’emulazione e le sfide per la supremazia sulla migliore traiettoria, nelle due curve di S. Giorgio, non si contano. E’ festa grande, movimentata da qualche fuoripista, utile, nella circostanza, per mettere in risalto la sicurezza del percorso.
Nel frattempo, il tracciato fascinoso ammalia la RAI, in quei tempi alla scoperta delle gare automobilistiche su strada. E’ il 1977 quando arriva la troupe di "Odeon: tutto quanto fa spettacolo", anticonformista trasmissione televisiva, c’è l’attrice Corinne Clery con il pilota ufficiale dell’Alfa Romeo, Spartaco Dini ed il mitico capo dell’Autodelta ing. Carlo Chiti. La macchina, è un’Alfetta GTV Gr.2 con i colori della China Martini: a bordo due telecamere, per il primo esperimento di camera car in una gara in salita.
Se la casa del Portello è sempre in prima linea, la Lancia non è da meno. Il suo alfiere è Germano Nataloni, pilota di Nepi, grazie al quale gli appassionati di Orvieto avranno l’opportunità di ammirare tutti i gioielli, ex ufficiali, della casa: dalla Fulvia barchetta alla Stratos, proseguendo con il prototipo LC1 per arrivare ai ruggiti della Delta S4 ed integrale. Il fondo stradale più scorrevole e l’avvento delle gomme slick producono un notevole incremento della media oraria che si avvicina ai 130 Km./h.
Sul finire degli anni settanta il percorso è anche teatro delle prove speciali del Giro Automobilistico d’Italia, e del Giro Automobilistico dell’Umbria e molti sono i piloti di fama che si danno battaglia per la prestazione assoluta, fra questi Sandro Munari, Giorgio Pianta, Marku Alen, Riccardo Patrese, Attilio Bettega, Walter Rohrl, Fulvio Bacchelli.
Con l’edizione del 1980 si chiude un ciclo. L’Associazione si trova di fronte a grossi problemi sia di ordine economico che organizzativo. C’è bisogno di nuovi stimoli e di una ventata d’entusiasmo. Sante Coscetta, reduce dall’esperienza con il Moto Club, ha capacità, spirito organizzativo e voglia di fare: doti che avrà modo di dimostrare in tredici anni di presidenza, ad oggi la più longeva.
Si riprende nel 1984 con la vittoria di Giovanni Paganucci.
Passano gli anni, sono numerosi i piloti che iscrivono il loro nome nell’albo d’oro: i fratelli aretini Mauro e "Ricky" Braconi, Franco Pilone, Giulio Regosa.
Gli anni ’90 si aprono con la doppietta del reggiano Roberto Curatolo (Osella PA/12).
Irrompono le vetture storiche: l’approccio è timido, ma il prosieguo le dimostrerà determinanti per mantenere alto il livello della manifestazione.
Nell’edizione 1992 torna, si afferma e fa il registrare il nuovo record Giulio Regosa (Osella PA9/90).
Quella del 1993 è proprio un’edizione "coi baffi". Fra le auto moderne, l’eterno ragazzo di Bardalone (PT) nonché pluricampione europeo Mauro Nesti piazza l’ennesima zampata (3’37"77), precedendo, per soli 29/100 di sec, il simpatico dentista bolognese Mario Caliceti, finalmente assecondato da una vettura in grado di reggere la sua guida decisa. La gara per le storiche si fregia, per la prima volta, del titolo di prova valida per il Campionato Italiano. Si aggiudica il primo raggruppamento Massimo Vezzosi, ottimo manico, precisione che rasenta il maniacale, grandi capacità relazionali nonché esperto comunicatore. E’ al medico farmacista di Castiglione in Teverina che la Castellana si affiderà nel dopo Coscetta, per avviare il terzo ciclo, nel quale il modo di gestire più vicino a quello aziendale, subentrerà a quella più tradizionale.
Il 1994 si chiude nel segno della famiglia Scola, habitué della cronoscalata, con il passaggio del testimone al più giovane Emilio ed il decano Domenico al terzo posto.
Con la puntigliosa direzione di gara affidata a Giancarlo Chiocchini eccoci all’edizione del 1995, appannaggio del napoletano Piero Nappi (Osella PA 20), che sale fortissimo disintegrando (3’33"94) il record di Nesti, stabilito due anni prima. Un vero trionfo per Enzo Osella, presente ai box, che, insieme a quella del vincitore, vede sul podio anche Irlando e "Ricky" al volante di vetture gemelle.
L’edizione del ’96 è purtroppo funestata dal tragico incidente in cui perde la vita Attilio Broccolini. Perugino, spirito sportivo d’altri tempi, era solito arrivare ad Orvieto con tutta la famiglia, piazzare la tenda nel bosco vicino all’arrivo e poi ripassare il percorso che amava, mentre moglie e prole curavano i dettagli di un picnic sempre festoso.
La gara è un testa a testa tra "Ricky" ed Erasmo Bologna, appaiati al traguardo nel tempo di 3’40"60. Ottimo terzo Fattorini, per la prima volta al volante di una sport prototipo (Rebo BMW). Niente, comunque, rispetto a quello che il driver di Porano riesce a fare un anno dopo, in coincidenza con il passaggio delle consegne tra Sante Coscetta e Massimo Vezzosi, presidente nel prossimo triennio. Ben assecondato da un’Osella PA20, Fattorini lima di oltre 9" il suo tempo, piazzandosi al secondo posto. Per non dire di quanto saprà fare dodici mesi dopo, primo ed unico orvietano ad issarsi sul gradino più alto della classifica assoluta. Unico rammarico per Fabrizio, quello di aver mancato, per qualche decimo, il record di Nappi.
Oramai i tempi sono maturi per tentare altre strade. L’anno dopo, l’Associazione decide di far disputare due manche su un percorso leggermente accorciato. Fattorini accetta la sfida e impone, per il secondo anno consecutivo, la legge del più forte.
La Castellana dell’anno 2000 segna l’esordio di Paolo Roselli nella carica di Presidente dell’Associazione. La svolta, attuata con la presidenza di Vezzosi, si era già avvalsa della professionalità del neo eletto, discepolo puntuale e preparato, ed ora pronto a raccogliere l’eredità e gestire le operazioni con consumata perizia. Ormai la macchina organizzativa, soggetta, in passato, a qualche critica da parte dei piloti, funziona in modo pressoché perfetto.
Alla prima gara del terzo millennio aderiscono oltre 160 partecipanti. Fra questi Franco Cinelli, rigoroso nel confermarsi n.1 del momento sul percorso tornato classico (Km. 7,600) in un’unica manche. Il ritmo del toscano è impressionante, il tempo stratosferico (3’32"17), nuovo record destinato a rimanere nella storia, perché sarà l’ultima edizione della corsa disputata su tale lunghezza. L’unico a restare in scia è Bologna, lontani tutti gli altri, con Fattorini tradito da un guasto.  Oronzo Pezzolla dà spettacolo con la Skoda Octavia SW ufficiale e Massimo Vezzosi, non più oberato dalle cariche sociali, porta la Merlyn Mk4, al primo posto del 3° raggruppamento tra le auto storiche. Erasmo Bologna trova il modo per rifarsi l’anno dopo, questa volta senza ex equo. Si gareggia sotto la pioggia, in due manche di Km. 6,200 cad. Le condizioni del fondo stradale favoriscono Fabio Pelorosso (Ford Escort), sesto assoluto. Eccezionale, fra le storiche, Luigi Moreschi (March 75), il cui tempo, a classifiche unificate, gli sarebbe valso il quinto posto assoluto.
Nel 2002 la Castellana si concede una piccola pausa di riflessione per tornare, il 27 Aprile 2003, con l’edizione numero 31. La pioggia, sponsor non pagante, non concede tregua e si riproporrà, con regolarità sconcertante anche nelle ultime due edizioni. L’amore per la corsa, comunque, resiste a questa presenza ingombrante ed il fine settimana motoristico continua ad essere un appuntamento da non perdere per centinaia di appassionati.
Fattorini e Bologna, due vittorie a testa, si trovano, nuovamente di fronte, entrambi alla ricerca del terzo successo. A spuntarla è Fabrizio, protagonista di una seconda manche impeccabile.
Fattorini, alla guida di una PA 20 nuova di zecca, tenta di giocare la stessa carta anche nel 2004. Cinelli, però, non abbocca e, dopo quattro anni, scrive, di nuovo, il proprio nome nell’albo d’oro. A dare spettacolo, contribuiscono anche i giovani apprendisti piloti partecipanti al Marangoni Junior Trophy: 12 VW Lupo, rigorosamente eguali, sono lo specchio più fedele dei valori in campo.
Si arriva al 2005, la presenza contemporanea di Cinelli, Simone Faggioli, Fattorini, Iaquinta ed Irlando avrebbe potuto decidere, una volta per tutte, la leadership della Cronoscalata. Per fare i conti, però, ci vuole l’oste ed il solito acquazzone è così violento da provocare l’annullamento della seconda salita. Favorito da parecchie rinunce prevale Iaquinta (Osella PA 21 Honda), davanti ad Irlando, al volante della gemella junior.
Ma la leadership della salita sull’attuale percorso di 6.200 metri arriva nel 2006 con il fresco Campione Europeo della Montagna Simone Faggioli che stabilisce anche il nuovo record del tracciato.
Queste, pur meravigliose, sono pagine che appartengono al passato. Per conoscere le nuove, straordinarie avventure del Trofeo Città di Orvieto, l’appuntamento è già fissato: 21 e 22 aprile 2007 sui mitici chilometri che portano da San Giorgio verso Colonnetta di Prodo.

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